Ee blog terá, pelo menos duas vezes por semana, as minhas opiniões e comentários sobre desporto – sobretudo automobilismo – e sobre a vida nacional (portuguesa e brasileira) e internacional, com a experiência de 52 anos de jornalismo, 36 anos de promotor e 10 de piloto. Além de textos de convidados, e comentários de leitores.

sábado, 4 de janeiro de 2014

MICHAEL SHUMACHER - CASO NEUROLÓGICO - A EXPLICAÇÃO MÉDICA
Acabo de ler um post no Faceboook do experiente colega jornalista italiano Paolo Allievi, que penso valerá a pena todos lerem para se aperceberem da enorme gravidade da situação traumatológica por que passa o piloto alemão.
Trata.-se de uma entrevista feita com um médico da especialidade, e pela sua importância no esclarecimento do que se passa, tomo a liberdade de a copiar, primeiro em italiano, na integra, e, depois, em português com a ajuda do tradutor do Google:

Abbiamo intervistato il Dott. Stefano Signoretti Coordinatore sezione Neurotraumatologia Cranica per la Società Italiana di Neurochirurgia (S.Camillo Forlanini, Roma): “il rischio è anche uno stato vegetativo permanente”
Da un paio di giorni non vengono più diffusi bollettini medici sulle condizioni di Michael Schumacher, a seguito dell’incidente sugli sci che gli ha provocato un trauma cranico grave. Perciò abbiamo voluto indagare per capire meglio quali siano i rischi ed i tempi in cui si capirà il vero stato di salute del pilota. Ci ha aiutato Stefano Signoretti, esperto in neurotraumatologia.

 D.      Sabine Kehm, la portavoce storica di Schumacher ha confermato le condizioni stabili del campione tedesco. Questa stabilità come deve essere interpretata?
R.      Il concetto di stabilità del paziente dopo trauma cranico è legato alla costanza di alcuni parametri: condizioni neurologiche e pressione intracranica.  Il fatto che i parametri rimangano stabili è chiaramente una buona notizia, ma, di per sé, non indica assolutamente un quadro di miglioramento complessivo.
D.      Un altro specialista italiano di fama come il Dott. Acciarri ha ipotizzato due tipologie di lesioni: ematoma sottodurale acuto associato a lacerazioni celebrali.
R.      E' necessario essere molto chiari: il cervello è racchiuso in tre membrane concentriche che sono le meningi e ha delle vene che scaricano il sangue dentro la meninge. Queste vene si chiamano "a ponte" perché il cervello non occupa tutto il volume della scatola cranica ma è immerso in un liquido. Questo determina che i momenti inerziali della testa e del cervello siano diversi. Se la testa sbatte improvvisamente, questa si ferma, ma il cervello continua fino ad impattare contro il tavolato interno dell’osso. Ecco il meccanismo che determina le contusioni cerebrali (focolai lacero contusivi). L’altro problema è che queste vene a ponte si strappano, determinando il sanguinamento fuori dal cervello e comportando la formazione, appunto, dell’ematoma sottodurale acuto (sotto la “dura madre”, cioè sotto la prima meninge). Una lesione che ha una altissima mortalità, non tanto per l’ematoma, che può essere evacuato, ma perché il danno vero è interno. La forte accelerazione del cervello ha lacerato i neuroni. Al danno focale, l’ematoma, è associato un danno diffuso che noi non vediamo. Tutto questo si chiama “danno primario”. Attualmente la prognosi è legata a questo danno, cioè a quanti neuroni sono morti al momento dell’impatto. La sfida è quella di evitare il danno secondario, cioè le reazioni a catena provocate dal trauma. Ecco perché la prima cosa è stata la riduzione della ipertensione endocranica che ha permesso, alla pressione arteriosa, di irrorare correttamente il cervello, evitando così anche un danno ischemico. Ma quello che è successo è che questi sanguinamenti sembrano aver pervaso tutto il cervello, focolai contusivi multipli che fanno parte del danno cerebrale diffuso, di cui i colleghi hanno parlato, e che impediscono al chirurgo di intervenire in maniera definitiva.
D.    In queste ore sta girando sulla rete una grafica della France Presse dove vengono descritte le lesioni alla testa subite da Schumacher e il tipo di interventi.
R.      Si l’ho vista e si evince anche una craniectomia decompressiva. Mi spiego: se gli ematomi sono multipli in tutto l’encefalo, il chirurgo, per combattere efficacemente l’aumento di pressione, non può che togliere l’osso rendendo la testa una struttura non più inestensibile e permettendo al cervello di gonfiarsi, che è la sua prima reazione quando viene sottoposto ad una offesa. Ma anche in questo caso occorre essere chiari: se questo intervento è stato fatto è perché il paziente aveva una pressione intracranica talmente alta da non poterla gestire con i farmaci. Ma una craniectomia, per avere un vero effetto decompressivo, deve essere di almeno 100 centimetri quadrati, che vuol dire un lembo 10cm. x 10cm. In breve smontare la testa, levare un pezzo d’osso grosso come una mano, è chirurgia disperata, è sconfitta della terapia medica. Il rischio più grosso che si corre è che il paziente non muoia ma può rimanere in stato vegetativo persistente.
D.     Supponiamo che le condizioni di Michael si assestino a stabili nel medio periodo. Quanto tempo ci vuole per dichiararlo fuori pericolo? Questa incertezza è legata alla scelta di non fare più comunicazioni ufficiali?
R.      Certamente sì. I traumi cranici sono classificati in lievi, moderati e gravi. Quello di Schumacher è un trauma grave. Il 50% dei traumatizzati cranici gravi muore nelle prime 24 ore. All’inizio è battaglia incessante, poi, nel momento in cui riesci a prevenire la morte per edema celebrale maligno, entri in una fase di stabilità. Una fase in cui si monitorizzano tutti i parametri con il paziente mantenuto in coma farmacologico e che è impossibile prevedere quanto duri. I volumi intracranici si risistemano, i parametri vitali sono stabili e piano piano bisogna aspettare solo che si risvegli. Per cercare di ipotizzare una tempistica congrua, sempre sperando che non insorgano complicazioni, e possibile ipotizzare la conclusione della fase acuta tra due settimane, un progressivo distacco del monitoraggio multiparametrico e l’attesa del risveglio. In queste due settimane il paziente è ancora in serio pericolo di vita, per quanto riguarda il trauma stesso. Passato questo tempo il pericolo di vita rimane, ma per altri motivi. Tipo complicanze respiratorie, trombosi da allettamento, ecc. In quel caso conterà molto lo stato fisico generale e sappiamo che Schumacher è un atleta estremamente performante. Nel caso dovesse aver subito questa craniectomia decompressiva, l’osso dovrà riposizionarsi entro tre mesi e, comunque, nelle migliori condizioni sistemiche possibili. Quindi un paziente che, comunque, deve stare a letto.
D.     Andiamo avanti con le ipotesi che più ci piacciono.  Supponiamo che la situazione di stabilità continui ad evolversi al meglio, si tolgono i monitoraggi, eccetera. Dopo quanto tempo si possono quantificare i danni?
R.    Bella domanda. La quantificazione del danno è piuttosto difficile e in genere si fa con le risonanze magnetiche. La prima prognosi, cioè ipotizzare come andrà a finire, si farà a sei mesi per poi essere abbastanza vicini alla verità dopo un anno e poi nell’anno successivo. E’ chiaro che finita la tempesta, quando diventerà stabile, dovrà iniziare una riabilitazione passiva per non fargli perdere schemi motori e anchilosare le articolazioni. Ma per capire i danni permanenti bisognerà vedere le risonanze. Il problema grosso di Schumacher è che ha avuto, da quanto emerso, un danno diffuso e in questo caso viene danneggiato il network. Più che le singole aree, viene danneggiata l’intercomunicazione tra queste aree. Questo è il danno più temibile. C’è poco da essere ottimisti. Ecco perché la prognosi è riservatissima. Arrivo a dirti di più: Schumacher, dal punto di vista cerebrale/intellettivo, non è un uomo qualunque, ma è un super atleta. Una definizione prevista nella letteratura scientifica. Sono cervelli superiori soprattutto per quanto riguarda i processi cognitivi elaborati dalla cosiddetta: “working memory” localizzata nella corteccia frontale, sede frequente dei focolai lacero-contusivi. Queste persone hanno una capacità di prendere una informazione, elaborarla e dare una risposta che è dieci volte superiore rispetto alla norma, ma, di contro, sono cervelli estremamente più delicati. Più il sistema è complesso, più è delicato, perché si posiziona ad un livello di prestazioni più alto.
D.     Non avremo più il Michael di una volta?
R.     Io penso di no

Intervista di Marco Della Monica

Entrevistamos o Dr. Stephen Signoretti seção Coordenador Neurotraumatology craniana para a Sociedade Italiana de Neurocirurgia ( S. Camillo Forlanini , em Roma ) : "O risco é também um estado vegetativo permanente "Por um par de dias não são os relatórios médicos mais comuns sobre as condições de Michael Schumacher , na sequência do acidente nas encostas o que causou um ferimento grave na cabeça . Por isso, quis investigar para entender melhor quais são os riscos e os tempos em que você vai entender o verdadeiro estado de saúde do piloto. Stephen nos ajudou Signoretti , especialista em neurotrauma .
 
D. Sabine Kehm , porta-voz do histórico de Schumacher confirmou as condições de estabilidade do campeão alemão. Isto deve ser interpretado como a estabilidade ?R. O conceito de estabilidade do paciente após lesão na cabeça está relacionada com a constância de alguns parâmetros : condições neurológicas e da pressão intracraniana. O fato de que os parâmetros se mantêm estáveis ​​é claramente uma boa notícia , mas , por si só , não indica absolutamente uma parte da melhora geral .D. Outro famoso especialista italiano como Dr. Acciarri sugeriu dois tipos de lesões : hematoma subdural agudo associado com lacerações cerebrais.R. E ' preciso ser muito claro : o cérebro é fechado em três membranas concêntricas , que são os cérebros e as veias que drenam o sangue para as meninges. Estas veias são chamados de " ponte " porque o cérebro não ocupa todo o volume do crânio, mas é mergulhada em um líquido . Isso determina que os momentos de inércia da cabeça e do cérebro são diferentes. Se a cabeça de repente bate , este pára , mas o cérebro continua a ter impacto contra a superfície interna do osso . Este é o mecanismo que determina as contusões cerebrais ( surtos Ragged sem corte ) . O outro problema é que estas veias ponte estão rasgadas , conduzindo ao sangramento do cérebro e levando à formação , na verdade , hematoma subdural agudo ( no âmbito do " dura-máter " , ou seja, abaixo do primeiro mater ) . Uma lesão que tem uma alta taxa de mortalidade , não por causa do hematoma , que pode ser evacuada , mas porque o dano real é interno. A forte aceleração do cérebro rasgou neurônios. No dano focal, o hematoma é associado com danos generalizados que nós não vemos . Tudo isso é chamado de " dano primário " . Actualmente , o prognóstico é relativa a este dano , ou seja , o número de neurónios que morreram no momento do impacto . O desafio é , para evitar danos secundários , por exemplo , as reacções em cadeia causadas por trauma . É por isso que a primeira coisa foi a redução da hipertensão intracraniana , que permitiu , pressão arterial, para pulverizar adequadamente o cérebro , evitando assim a lesão isquêmica . Mas o que aconteceu é que esses sangramentos parece ter permeado todo o cérebro , múltiplos focos contundente que fazem parte do dano cerebral generalizada, cujos colegas falaram, e que impedem o cirurgião para operar de forma permanente.D. Nessas horas é executado em uma rede de gráficos onde France Presse descreve as lesões na cabeça sofridas por Schumacher eo tipo de intervenção.R. Você já viu e também pode ser visto uma craniotomia descompressiva . Deixe-me explicar : Se você tiver vários hematomas por todo o cérebro , o cirurgião , para combater eficazmente o aumento da pressão , o que não é possível remover o osso fazendo a cabeça mais do que um não- extensível e permitindo que o cérebro inchar, o que é sua primeira reação quando submetido a uma ofensa. Mas, mesmo neste caso é preciso ser claro: se esta intervenção foi feito é porque o paciente tinha uma pressão intracraniana tão alto que não pode controlar com medicação. Mas uma craniotomia , para ter um efeito real de descompressão deve ser de pelo menos 100 centímetros quadrados , o que significa uma tira 10 centímetros . x 10cm . Em suma, remover a cabeça , retirar um pedaço de osso do tamanho de uma mão , é a cirurgia desesperado, a terapia médica é derrotado . O maior risco que corremos é que o paciente não morre , mas pode permanecer em um estado vegetativo persistente .D. Suponha-se que as condições para um lugar estável para Michael no médio prazo. Quanto tempo leva para declará-la fora de perigo ? Esta incerteza está relacionada com a escolha de não mais fazer anúncios oficiais?R. Certamente que sim . Lesões na cabeça são classificadas como leve, moderada e grave. Isso Schumacher é um trauma grave. 50 % de lesões graves na cabeça morre nas primeiras 24 horas. Top é a batalha incessante , então, quando você pode evitar a morte por edema cerebral maligno , entra em uma fase de estabilidade. A fase em que você controlar todos os parâmetros com o paciente permaneceu em coma induzido e que é impossível prever o quão duro . O volume intracraniano é reorganizado , os sinais vitais são estáveis ​​e, lentamente, você tem que esperar apenas que você acorda. Para tentar sugerir um prazo razoável , sempre esperando que não surjam complicações , e pode assumir a conclusão da fase aguda em duas semanas , um destacamento progressivo do monitoramento multiparamétrico e expectativa de despertar. Nessas duas semanas, o paciente ainda está em grave perigo para a vida , com relação ao mesmo trauma. Após este tempo, o perigo de vida permanece , mas por outros motivos . Digite complicações respiratórias , roupas de cama trombose , etc . Nesse caso, contarão estado físico muito geral , e sabemos que Schumacher é um atleta de alto desempenho. Se isso fosse ter sofrido a craniotomia descompressiva , o osso vai ter que se reposicionar dentro de três meses e , em qualquer caso, nas melhores condições possíveis sistêmicas. Assim, um paciente que , no entanto, deve ficar na cama.D. Sigamos em frente, com a suposição de que nós gostamos . Suponha-se que a situação estável continua a evoluir no seu melhor, tirar os monitores , e assim por diante . Quanto tempo você pode quantificar o dano ?
 
R. Boa pergunta . A quantificação do dano é bastante difícil e, geralmente, é feito com imagens de ressonância magnética . O primeiro prognóstico , ou seja, especular como isso vai acabar , você vai fazer seis meses e, em seguida, estar perto o suficiente para a verdade depois de um ano e , em seguida, no ano seguinte . É claro que a tempestade acabou, quando se torna estável, deve começar uma terapia passiva para ele não perder padrões motores e articulações anchilosare . Mas para entender a necessidade de ver ressonâncias danos permanentes. O grande problema é que tinha Schumacher , que emergiu , danos generalizados e , neste caso, a rede estiver danificado . Mais do que as áreas individuais serão danificados intercomunicação entre essas áreas. Este é o mais terrível dano . Há pouco a ser otimista. É por isso que o prognóstico é altamente confidencial. Chegada de lhe dizer mais : Schumacher , do ponto de vista do cérebro / intelectual , não é um homem comum, mas é um super atleta . Uma definição proporcionada na literatura científica . Eles são superiores cérebros especialmente no que diz respeito aos processos cognitivos desenvolvidos pela chamada " memória de trabalho " localizado no córtex frontal , o assento de surtos frequentes romba lacerado . Estas pessoas têm a capacidade de fazer uma informação , processá-lo e dá uma resposta que é dez vezes maior do que o normal , mas , em contraste , são cérebro extremamente delicada . Quanto mais o sistema é complexo , é mais delicada , porque ele está posicionado a um nível de desempenho superior.D. Nós não voltaremos a ter de novo o Michael que conhecíamos?R. Acho que nãoEntrevista de Marco Della Monica



sexta-feira, 3 de janeiro de 2014

MICHAEL SHUMACHER – ESPERANÇA NO ANIVERSÁRIO.
A GRAVIDADE DO ACIDENTE NEUROLÓGICO REQUER PACIÊNCIA.
O mundo automóvel está hoje – mais do que nunca – focado a concentrar as melhores energias possíveis ou orações para que o aniversariante de hoje – Michael Schumacher – se recupere bem. Vejam que eu não escrevi rápido pois sei, de experiência própria, com o meu grave acidente a 13 de maior de 1973, no Estádio das Antas, que um traumatismo craniano necessita de tempo, de muito tempo, para estabilizar e para permitir aos médicos descobrirem quais as sequelas que terá havido.
Claro que os dois acidentes foram de gravidade muito diferente. Enquanto eu fiquei politraumatizado (parti tudo o que havia a partir exceto o braço esquerdo), além de ter sofrido um inchaço da massa cerebral devido ao choque com o crânio no fortíssimo embate que envolveu forças G que nem quero pensar, não tive, ao contrário de Schumacher, lesões graves cranianas. Tanto que o meu capacete apenas teve uns arranhões, e era um capacete de há 41 anos…
Mesmo assim – e isto para acalmar as hostes de milhões de fãs do alemão – fiquei em coma mais de duas semanas. Por isso, embora o caso do piloto alemão seja muito mais grave, inclusive provocando sequelas neurológicas – como também se chegou a pensar no meu caso – há que ter esperança e calma, se é que é possível ter para os mais chegados ao hepta-campeão.
Eu, no Hospital São João, no Porto, pelo jovem e muito competente, mas já falecido, neurocirurgião José Manuel Sousa Pereira, que me trepanou (abriu três furos no crânio para aliviar a pressão cerebral que causou o coma), e Schumi, depois de ter tido duas operações semelhantes, a segunda, inclusive, para aliviar um hematoma, está em exequentes mãos, supervisionadas pelo muito experiente Professor Gerald Saillant, o mesmo cirurgião que tratou Shekhar Mehta, como viúva deste, Yvonne, recorda no Facebook.
Portanto, caros amigos, usando apenas a minha (má, péssima) experiência de há mais de 40 anos, teremos de esperar mais uma ou duas semanas para que os neurocirurgiões saibam, em Grenoble, como o ex-campeão do mundo vai ficar.  
Juntemos toda a nossa energia mental e a nossa fé para dar força a Schumacher para, primeiro, sair do coma, e, depois, para conseguir superar qualquer sequela mais grave que possa vir a ter.

segunda-feira, 16 de dezembro de 2013

1º SALÃO DOS CAMPEÕES – DIFÍCIL PRIMEIRO PASSO
Neste fim-de-semana, Manuel Mello Breyner cumpriu, com a realização do 1º Salão dos Campeões, uma das suas promessas eleitorais a caminho da Presidência da FPAK.
Com a presença de uns 40 carros de competição – a maioria bastante interessante –, umas10 motos, todas interessantes, e uns 10 karts, este primeiro certame da era Breyner merecia mais, sobretudo por parte do público, cuja afluência ficou bem abaixo do esperado.
Quando pelas 15h de sábado cheguei ao estacionamento da Expo Salão da Batalha – realmente uma infraestrutura de grande valor para a região, e que simultaneamente albergava uma exposição de veículos usados – fiquei muito surpreso por ver tantas vagas, sobretudo porque já estava perto da hora dos maiores nomes do nosso desporto motorizado, os campeões, darem a sua sessão de autógrafos – António Félix da Costa, Felipe Albuquerque, Miguel Barbosa, José Pedro Fontes, e outros.
Depois entrei, e o recinto impressionou-me, mas tive uma sensação de “saber a pouco”. Claro que estamos em crise, para todos, e embora o local tenha sido muito bem escolhido pela nova equipa da FPAK – a meio do país – foi nítido que faltaram alguns carros que eram esperados. No entanto, transporte e estadia para “apenas expor” os seus carros, não esteve ao alcance – pelo menos mental – de alguns, que não terão pensado mais para a frente, no sentido de lançar esta semente (ou não terão tido essa possibilidade económica).
Esta foi uma importante primeira pedra lançada por Mello Breyner, mesmo que não tivesse tido o sucesso com a esperada adesão do público. Foi uma iniciativa no bom sentido de levar os automóveis para junto de um público que ou não entendeu ou não foi informado ou muito simplesmente não compreendeu o que lhe estava a ser oferecido por apenas €3 – a oportunidade de ver de perto, de tocar em carros emblemáticos do nosso automobilismo e de ter um contato direto com os ídolos nacionais do nosso desporto. Talvez por não estarem habituados a isso. Mas, valeu Foi uma primeira semente que trará frutos no futuro, estou certo, até porque não estou nada de acordo com um amigo que me disse logo que cheguei “coitado do “Formiga” ter de aturar, estar sempre a tirar fotos com este e com aquele, e ter de dar autógrafos”.
Justamente foi contra esta errada linha de pensamento que se terá realizado este I Salão dos Campeões. Campeões que sabem ser essa a sua obrigação – alimentar o sonho dos seus adeptos, semear o sonho, as sensações que o automobilismo e seus principais atores – os pilotos – têm de fomentar.
O caminho é duro, mas é preciso dar os primeiros passos por caminhos diferentes dos errados que estavam a ser tomados, em vários campos, de iniciativas ou de posturas. Este foi um deles. Que deixará frutos.
No entanto, o público precisa de aderir mais pois, se não o fizer, não pode, depois, reclamar que nada se faz. E, deixar a sua passividade, a sua timidez, e participar mais destas sessões de autógrafos que são feitas para proporcionar maior intimidade com os protagonistas do desporto. O português parece que tem vergonha, que tem medo de interagir, de fazer aquilo que, no fundo, quer.
Por último, uma outra realidade: ao norte de Leiria (e a Batalha fica mesmo ali juntinho, uns poucos kms a sul) é que há paixão pelos automóveis. A prová-lo muitos dos que vi na Batalha eram do Norte…

MUSEU CR7 – UMA REALIDADE POR INICIATIVA PRÓPRIA
Também este fim-de-semana, Cristiano Ronaldo inaugurou o seu museu, na sua terra, Melhor, a Madeira teve a honra de ver inaugurado um museu que homenageia o seu maior desportista português do momento – e um dos maiores de sempre.
Não conheço ainda este museu. Espero que quando o for visitar … a segunda Bola de Ouro já lá esteja, embora duvide muito que a vontade do tal de Blatter, eleito Presidente da FIFA, como a grande maioria dos presidentes dos seus antecessores e dos presidentes das Federações a Internacionais são, de forma muito pouco transparente. Aliás, até bem transparente pois sabemos bem os métodos utilizados de aliciamento dos seus eleitores – os presidentes das Autoridades Desportivas Nacionais.

MUSEU SENNA – UM SONHO POR CONCRETIZAR.
Bem, não é disso, dessa enorme e fedorenta sujeira que vos escrevo hoje. É de outra, sobre a qual já escrevi, e que escandaliza muitos milhares, milhões de fãs de Ayrton Senna – depois de quase 20 anos do tanta, tanta gente que tinha no Ayrton uma luz de esperança, de orgulho, uma alegria nas suas vidas muitas vezes desgraçadas, que via nele um símbolo, um herói; depois de tanto tempo de orfandade de Ayrton, continuam sem saber por que motivo ainda não têm um museu do símbolo da sua esperança e de motivo de alegria?
Por que motivo a TAS-Torcida Ayrton Senna, que continua a ser levada a custas penas pelo meu amigo Adilson Carvalho de Almeida, merece, como sempre, a indiferença da Fundação Ayrton Senna, e tem como amparo apenas o Patriarca de família, o Sr Milton, pai de Ayrton, e o desdém da “todo poderosa” Viviane Senna da Silva Lalli, irmã de Ayrton, que só no ano passado confessou publicamente numa entrevista à TV Record que a ideia do seu irmão não era exatamente fazer uma fundação com o seu nome, mas fazer uma série de ações beneficentes, como ele sempre fez de modo sigiloso. Aliás não seria pensável que fosse de outra forma, já que Ayrton sempre se opôs a qualquer divulgação ou publicidade aos seus atos beneméritos nos últimos anos da sua vida. Ele sempre quis manter o anonimato das suas doações. Algo muito diferente do que a psicóloga, Dra. Viviane tem vindo a fazer nos últimos 18 anos.
Mais uma vez me questiono: já que Viviane – que, sem dúvida, tem o grande mérito de ter fundado e mantido florescente o Instituto Ayrton Senna, com obras de grande valor social – sobretudo para crianças – a que sempre faz questão de associar o nome de Ayrton e o seu – por que motivo até agora não proporcionou ao povo brasileiro – e não só – o Museu Ayrton Senna, para o qual o Município de São Paulo já teria doado um terreno?
Não foi certamente a pífia exposição (embora tecnologicamente muito moderna e interessante) que organizou há dois anos num canto da Estação de Metro da Sé, em São Paulo, que pode satisfazer o povo, e muito menos esteve à altura de Ayrton, seja em dimensão seja em forma seja ainda pela falta de perenidade que ele merece.
Não será certamente por falta de fundos que esse museu ainda não foi erguido pois não faltarão apoios pera o erguer e manter. Está Viviane à espera do quê?
Lamentável. Como seria uma justa homenagem a Ayrton que no próximo dia 1 de maio, o povo, sobretudo o brasileiro, pudesse ter o seu museu, como tem no edifício do Estádio do Pacaembu, em São Paulo, um excelente Museu do Futebol, onde pode recordar os seus ídolos, como Domingos da Guia, Bellini, Nilton e Djalma Santos, Pelé, Garrincha, Vává, Zico, Ronaldo e tantos outros.

sexta-feira, 6 de dezembro de 2013

HÁ LIMITES PARA A FIFA e o sr BLATTER?
Até na cerimónia do sorteio do Campeonato do Mundo FIFA Brasil 2014 Joseph Blatter, Presidente da FIFA, comportou-se mal, de novo. Primeiro a farsa do favor à França num sorteio paralelo ao sorteio principal para favorecer os franceses de forma vergonhosa e, depois, já no palco não estando à altura quando foi feita homenagem a Nelson Mandela, uma das maiores figuras do planeta, Prémio Nobel, cuja morte, ontem, deixou toda a população mundial vazia da sua humanidade, do seu poder de conciliação, de apaziguamento. O mundo estava de luto, mas Blatter preferiu seguir em frente com o espetáculo, não respeitando suficientemente o espírito de Mandela, que deve ser o mesmo do futebol. Lamentável, mesmo para um “Badfella”.O sorteio ficou assim:

Grupo A                     Grupo B
Brasil                          Espanha
Croácia                       Holanda
Camarões                  Chile
México                       Austrália

Grupo C                    Grupo D
Colômbia                    Uruguai
Grécia                        Costa Rica
Costa do Marfim        Itália
Japão                         Inglaterra

Grupo E                     Grupo F
Suíça                          Argentina
Equador                      Bósnia Herzegovina
França                        Nigéria
Honduras                    Irão

Grupo G                    Grupo H
Alemanha                   Bélgica
Portugal                      Argélia
Gana                          Rússia
 EUA                           Coreia do Sul

quarta-feira, 4 de dezembro de 2013

HISTORIC FESTIVALS – A HISTÓRIA  de 10 ANOS – Parte II – 2005 a 2007
Em primeiro lugar, as minhas desculpas pelo atraso na publicação da continuação desta história.
Não percam uma coleção de 811 imagens (fotos, logótipos, mapas e desenhos) selecionadas entre mais de 5.000.  São três pastas na página “HISTORIC FESTIVALS”, em cima, à direita. É só clicar, primeiro em “Historic Festivals”, e, depois, no nome de cada um dos três eventos, para abrir essa pasta com imagens. Aqui vamos com a 2ª parte, de 2005 a 2007:


O CONVITE PARA UM DESAFIO INEBRIANTE – RESSUSCITAR O CIRCUITO DA BOAV ISTA
Na manhã de 2ª feira, 27 de outubro 2003 recebi, ainda na minha sala de promotor, no Circuito do Estoril, um telefonema de um tal Nuno Botelho. Disse logo à minha secretária “que bom, deve ser o meu amigo dos Açores, de longa data, piloto de ralis”, que participou com um Citroen DS em várias provas no meu tempo de piloto nos anos ’60 e ’70.
- “Não, não é”, respondeu ela, “é um senhor do Porto, da Câmara Municipal”.
Bem, lá falei com o tal senhor da CMP que me disse logo ter estado no Circuito do Estoril no sábado (no domingo, foi substituído pelo seu pai) para ver, e analisar o nosso evento.
Levou logo uma “descasca” minha:
- “Então o senhor vem ao nosso evento e não me deu o prazer de o conhecer”, disse-lhe eu logo.
Meio encavacado, explicou-me:
- “Sabe, é que o Dr. Rui Rio queria muito ver como corria o evento e eu quis manter esta minha missão em sigilo”, respondeu ele. “O Dr. Rui Rio tem vontade, desde que assumiu a Presidência da CMP, de ressuscitar o Circuito da Boavista e procura uma pessoa, uma empresa com experiência para por de pé essa sua ambição. Por isso viemos ver o vosso trabalho, que gostámos”.
Regressado ao Porto, Nuno Botelho – na altura adjunto do que se tornou meu amigo, Paulo Cutileiro, Vereador de Desporto e Educação da CMP – marcou logo uma reunião com Rui Rio, perante a surpresa do Eng. Artur Brás, primeiro “padrinho técnico” do novo Circuito da Boavista (depois da sua morte, meses depois, sucedido pelo Eng. António Abel):
- “O quê, ele aceitou vir ao Porto para tratar disto connosco?”, observou ele, “deve ser louco,…mas ainda bem”.
“Louco”, já que a empreitada era enormemente difícil – ressuscitar 45 anos depois o famoso Circuito da Boavista que havia sido palco de provas desde 1931 e dos GP de Portugal de 1958 e 1960, que eu, ainda garoto tive oportunidade de assistir, por coincidência, pela mão do meu amigo, Justino Gonçalves.

Testemunho de que a ideia sempre foi de Rui Rio
Esta é a prova irrefutável de que a ideia de se fazerem corridas no novo Circuito da Boavista – usando como base o circuito original (de 1950 a 1960) – sempre foi de Rui Rio e não minha, como surgiu nem sei de onde e com que intuito maquiavélico, de algum "Cardeal Richelieu". Essa foi mais uma das várias ideias peregrinas e desprovidas de qualquer veracidade que foram circulando a meu respeito.
Sempre disse – e escrevi – que o “pai” do novo Circuito da Boavista é Rui Rio, sendo eu apenas um dos dois “padrinhos”, junto com o António Abel. O ex-autarca teve a ideia e viabilizou politicamente a sua iniciativa.

Circuito da Boavista – exemplo e marca de valor internacional
Aos outros dois – os “padrinhos” – coube as tarefas de por de pé tamanho desafio: o último construindo a pista, tarefa dificílima em face do desenvolvimento urbano que uma cidade como o Porto teve em 45 anos. Fê-lo, com a sua equipa, de forma brilhante não se limitando, repito o que desde 2004 tenho escrito e falado, a fazê-lo na forma e traçado que nos foram imposta para 2005 pela FPAK, bem como a desenvolvê-lo de forma exemplar para 2007 e aprimorando as suas condições de segurança passiva de tal jeito que lhe tem merecido o devido reconhecimento e projeção internacionais.
O atual Circuito da Boavista passou a ser desde 2009/2011 um dos mais seguros e melhores circuitos urbanos em todo o mundo e seguramente o melhor dos que foram usados no passado para Grandes Prémios – incluindo Mónaco – com soluções inéditas em todo o mundo. O “seu a seu dono”!
A minha equipa de trabalho teve a tarefa de transformar uma ideia numa realização mercadologicamente interessante, executar os mais variados pormenores de infraestrutura promocional e dotar o Porto de uma marca internacionalmente reconhecida que trouxesse para a região do Porto e para o país os maiores dividendos em forma de retorno mediático e impacto económico – cerca de €6,63 Milhões em 2005 e €32,78 Milhões em 2007 de retorno mediático, ano em que o impacto económico na região foi de €5,33 Milhões (isto apenas do GPHP pois o WTCC desse ano teve valores totais, em 2007 de €51,89 Milhões).

Frutos dos contatos e relacionamentos internacionais
Em paralelo ao trabalho de implantação dos dois primeiros Historic Festivals no Estoril que envolveu o desenvolvimento de muitos contatos internacionais com génese nas minhas visitas aos COYS Festivals em 1998 e 1999 e se intensivaram a partir de 2002, veio este convite que implicou um aumento da nossa estrutura organizativa e um planeamento de diversificação de categorias de carros históricos e clássicos que poderiam correr no Estoril (pista com homologação para carros mais performantes do que num novo circuito citadino) e no Circuito da Boavista.
Também era necessário planear atividades paralelas diferentes para atrair públicos com interesses diferentes a fim de otimizarmos os apelos e os potenciais de dois eventos no mesmo país.
Os calendários eram diferentes: Porto em julho, na sua data tradicional dos anos ’50 e ’60, e Estoril em outubro, como nas suas duas edições precedentes.

Nome de Grande Prémio Histórico
Por o Circuito da Boavista já ter no passado sediado o GP de Portugal de Fórmula 1 conseguiu-se, junto da Comissão de Históricos da FIA, então presidida pelo simpático colecionador sueco Gunnar Elmgreen, que nos fosse concedido o nome de Grande Prémio Histórico do Porto, para o que também contribuíram os contatos feitos em Paris pelo Presidente da FPAK, Luis Pinto de Freitas. Claro que o Estoril também já sediara o GP de Portugal de F1, até em mais anos. No entanto, em 2003, julgámos não ser indispensável para o Estoril, nem ainda possível dar ao evento do Estoril o nome de GP Histórico de Portugal (devido ao relacionamento ainda precoce com Elmgreen e ao nosso historial ainda recente na organização de provas internacionais de históricos).
Ou seja, muito claramente: o nome GP Histórico do Porto beneficiou também do êxito organizativo dos dois primeiros Estoril Historic Festivals a nível internacional, para obter o seu nome, com que ficou de forma vitalícia.

Estilos de promoção e organização de eventos deste tipo
Agora, ao fazer este retrospetiva de 10 anos de trabalho de promoção de eventos históricos de pista, vemos que fomos dos muito poucos em toda a Europa a encarar a sua promoção internacional de uma forma bem diferente da maioria dos organizadores ou promotores que apenas se preocupam com as corridas.
Para nós, estes eventos sempre foram encarados como um instrumento de marketing para promover uma região e o país, sobretudo internacionalmente e serem um trunfo e uma ajuda para todos os agentes do turismo. Por isso, embora preocupados em ter planteis do mais alto nível no panorama internacional de Historic Racing, o mais importante sempre foi, repito, criar atividades para os concorrentes e suas famílias fora dos circuitos em que se realizaram as corridas. Ou seja, atrair toda a família – inclusive crianças – durante um período bem mais amplo que o fim-de-semana de corridas com vários programas de lazer, entretenimento, cultura e até de outros desportos, como golf ou equitação. Só assim foi possível atrair tantos concorrentes e proporcionar às indústrias hoteleiras e de restauração e ao comércio impactos económicos tão consideráveis.
Acima, Vasconcelos Tavares, então Presidente da FPAK, atribui-me, em janeiro de 2006, o Prémio Prestígio. Rui Rio recebeu idêntico troféu nesta Gala da FPAK.

Ou seja, para nós, as corridas – embora fulcrais e a motivação principal – eram tratadas quase como uma desculpa para os pilotos/concorrentes que durante o ano estão muitos fins-de-semana longe da família a competir, pudessem organizar uma viagem familiar a Portugal em que, “por acaso”, também iam correr … ao mesmo tempo que mulheres e filhos tinham outras atividades.
Este foi, para mim, o aspeto mais importante de todos os nossos eventos principais.

GP HISTÓRICO DO PORTO 2005 – grande "loucura" e enorme sucesso
Bem dizia o Eng. Brás – aquele homem é louco em ter aceitado vir ao Porto falar sobre este projeto da ressurreição do Circuito da Boavista. Com toda a razão, para quem não me conhecia. Para mim, habituado a desafios semelhantes, como implantar no Brasil os primeiros ralis com regulamentação FIA; fazer o I Enduro das Praias, em Guaratuba, SP, com mais de 400 motos e quads; organizar a primeira corrida de camiões na América do Sul; ou organizar a Maratona de São Paulo, ou ainda planear o Rallye Transmazónia; jamais poderia perder este desafio. Sobretudo por ter ali estado em ’58 e ’60 nos GPs de Portugal.
Felizmente que atrás dessa ideia “louca” estava Rui Rio e uma equipa portuense completada com os nossos colaboradores “mouros” que fez jus ao desafio de forma exemplar. Claro que houve as inevitáveis pedras nos nossos sapatos, quando se tem a responsabilidade de tratar desde “o papel higiénico, até negociar com CEO de multinacionais”, e, durante o evento, há mais de 500 pessoas envolvidas na organização.
Tudo isto também depois de uma divulgação internacional que além de trazer um excelente retorno mediático também gerou em todo o meio do Historic Racing internacional uma expetativa que exponenciava a nossa responsabilidade.
P. Mello Breyner ampara-me quando eu desabava de emoção ao ver o primeiro carro de competição entrar no Circuito da Boavista, 45 anos depois do GP de Portugal de 1960.

Mantido o carater da Boavista
Comecemos pelo circuito. Enorme e fabuloso trabalho do Eng. António Abel e da sua equipa. Embora não fosse possível – nem desejável – manter a longa extensão da reta da Av. da Boavista, passou-se a virar à esquerda bem antes, para contornar o Parque da Cidade (vide os mapas comparativos dos circuitos desde 2950 na Página de fotos que se pode aceder através da janela “Historic Festivals” no topo da pag inicial do Blog, do lado direito) em direção à Vilarinha na antiga freguesia de Aldoar, para entrar na desafiante descida da Circunvalação.
Houve muitas obras de reasfaltamento de parte do percurso de alargamento da parte inicial da Vilarinha. E tudo foi possível graças ao empenho político de Rui Rio. Claro que este traçado não era para “meninos”, mas sim para pilotos de “barba rija”. Um circuito que iria “separar o trigo do joio” em termos de pilotagem. Esse, o encanto e o carater da Boavista, que António Abel manteve, algo essencial para o seu sucesso.
Bem como todas as medidas de segurança passiva.
Os Circuitos da Boavista - as três versões de 1950, de 1952 a 1960, e de 2005.

Planteis de luxo
De 8 a 10 de julho de 2005, graças ao nosso relacionamento com os coordenadores das várias categorias e ao reconhecimento dos anteriores eventos por parte pilotos, consegui reunir sete categorias de carros históricos e clássicos estrangeiros – Pre War, Fórmula Júnior, Fórmula 1 Pr-1961, Fórmula 1 Pré-1966, GT/Sport 1950-60, Gentleman Drivers GT Endurance, Gentleman Drivers Sports Challenge – a juntar aos GT do Campeonato de Espanha, e a três categorias portuguesas, o lendário Troféu Datsun, o Troféu Nacional de Clássicos de Velocidade e o Campeonato Nacional de Clássicos de Velocidade.
Ao todo estiveram em pista de 324 carros de 11 categorias, que fizeram 15 corridas. Uma curiosidade: o Lotus 18, de Michael Schryver, que venceu a corrida de F1 Pré-1966, era o mesmo carro com que John Surtees, em 1960, fez a volta mais rápida no GP de Portugal.
Um enorme festival. Algo que jamais se poderia esperar e que só a aliança entre o prestígio do Circuito da Boavista e a nossa experiência tornaram possível. O público nortenho – e não só – aderiu em massa. Um sucesso.
Acima, Roger Lucas, Presidente da HGPCA, entrega-me a Taça de Personalidade do Ano, em dez 2006.
 
Atividades paralelas – o “plus” indispensável
Claro que, como expus atrás, houve muitas atividades “off track”, a começar pelo Jantar de Boas Vindas a bordo de um dos barcos da Douro Azul, que, claro, os estrangeiros adoraram. Depois, os hotéis oficiais – Sheraton e Porto Palácio – foram inexcedíveis em hospitalidade. Além das sugestões de visitas turísticas ao Porto e arredores. A zona VIP foi exemplarmente montada por Artur Lemos (com as tendas de António Silvestre) e proporcionou grande conforto aos convidados. No final do evento, a entrega de prémios, embora mal planeada por nós, foi um agradável momento de convívio entre os participantes, organizadores e patrocinadores.

III ESTORIL HISTORIC FESTIVAL PT 2005
De 7 a 9 de outubro realizámos no Circuito do Estoril o III Historic Festival, com a PT como “title sponsor” e novamente com o mesmo apoio da Junta de Turismo. Embora com menos participantes do que nos dois anos anteriores (vide quadro de participantes em 10 anos de Historic Festivals, publicado neste blog a 24 de novembro), trouxe a Portugal pela primeira vez duas categorias do maior prestígio internacional – o Grupo C/GTP (carros ex-24 Horas de Le Mans dos anos 1982 a 1992) e o Shell Ferrari-Maserati Challenge. A completar o programa, mais a última prova do Campeonato do Mundo FIA de Fórmula 1 Históricos; os Touring, GT & Sports Classics; o disputadíssimo Troféu Datsun e o Challenge FHM Sagres com os contemporâneos Porsche Boxter; além, claro, de desfiles de clássicos.
Ao todo seis categorias com 137 carros. Claro que as grandes atrações internacionais foram os F1, os Grupo C e os Ferrari-Maserati, difíceis de reunir no mesmo evento em qualquer parte do mundo.
No entanto, as autoridades de turismo da região não ficaram satisfeitas – apesar de um retorno mediático de €4,4 Milhões – , o que junto com a mudança de orientação de apoio do Turismo de Portugal mais voltada durante o governo socialista para o Algarve, pôs um fim a este evento.
Na página “Historic Festivals” (acima, na página inicial do Blog) podem ver 167 fotos deste evento.

GP HISTÓRICO DO PORTO 2007
Com a experiência de 2005, tudo foi melhor em 2007. Inclusive para a CM do Porto, já que pode rentabilizar os custos das infraestruturas do circuito coma realização de um segundo evento – o WTCC, por nós proposto a Rui Rio, e por ele aceite de imediato, na Gala da FPAK em janeiro de 2006.
Com um Plano de Marketing e de Comunicação muito baseado no “Buzz Marketing” conseguiram-se resultados de retorno com um ROI-Return on Investment impressionante, como atrás apontados.

Circuito alterado e melhorado
Para podermos ter Fórmula 1 mais recentes (1966 a 1977) – Grand Prix Masters – foi necessário retirar do traçado o final muito estreito da rua da Vilarinha, fazendo uma variante (vide mapas) que passava pela Escola e entrando na Circunvalação mais acima. Foi uma considerável melhoria no traçado, proporcionando também uma bancada adicional.
Acima, o Eng. António Abel, o grande obreiro das infraestruturas do Circuito da Boavista.

Enorme promoção e variadas atividades fora do circuito
Dentro do nosso estilo acima referido, este evento teve, durante 16 meses, além de outras ações e atividades de menor vulto:
Promoção:
- Jantar de apresentação e lançamento.
- Stand do Circuito da Boavista, em maior número de certames de clássicos em Portugal, Espanha e Inglaterra, que em 2005.
- Tertúlias no Café Majestic, com grandes pilotos nacionais.
- Exposição fotográfica - História do Circuito da Boavista - em todos os Shopping Centers Sonae em Portugal.
- Desfile de moda das fardas das várias equipas de trabalho do evento.
- Seminário da Comissão de Históricos da FIA.
- Exposições de carros clássicos em vários pontos fulcrais no Porto.
Atividades paralelas:
- Jantar de boas vindas a bordo de um barco da Douro Azul, em passeio pelo Douro.
- Excursões para as famílias dos concorrentes pela Zona Histórica do Porto e arredores.
- Feira de Automobília, com vários expositores ingleses e espanhóis.
- Exposições de clássicos e stands de várias empresas, com destaque da Ford que era o Carro Oficial (junto com Jaguar, então marca do seu grupo).
- Moda mar.
- Photo Shoot de carros históricos defronte do edifício da Câmara Municipal do Porto.
- Lançamento do projeto nacional do carro Vinci GT, depois abandonado.  
- Comemoração do 45º aniversário do CIAPGPF1-Clube dos Pilotos de Grande Prémio, com a presença de mais de 20 grandes estrelas mundiais e suas mulheres.
- Voltas demonstração de um Red Bill F1 do ano anterior.
- Show musical retro “Beatles”, organizada por Manuel Mello Breyner no Pavilhão Rosa Mota
- Baile retro, com roupa da época.

Planteis variados com a elite mundial
Com 10 categorias internacionais – Pre-War Legends (anos ’20 a ’40); Lurani-Fórmula Júnior (1950 a ’60); Fórmula 1 Pré-1961; Fórmula 1 Pré-1966; Grand Prix Masters (1966 a ‘77); HGPCA Sports Cars anos 1950; Sports Racing Masters (1960 a ‘65); World Sportscar Masters (1969 a ’74); Gentleman Drivers GT (pré ’66) & Sports (pré ’63); Touring, GT & Sports Classics; e duas nacionais (Lotus Seven Caterham e Desafio ÚNicO), tivemos 233 carros, número inferior ao de 2005, mas de qualidade e prestígio muito superiores, e no mesmo número de corridas – 15.
Foi um evento que ficou na história do automobilismo internacional e sedimentou e engradeceu a marca CIRCUITO DA BOAVISTA. Para sempre.
Também os desfiles de clássicos foram muito superiores aos de 2005, com forte adesão de vários clubes, sendo de destacar o Clube Ferrari.
Os ex-pilotos de F1 (alguns que correrem na sua época na Boavista como Maria Teresa de Filippis, Tony Brooks, Jack Brabham – vencedor em 1960 – e outros) também desfilaram em carros abertos, o sue proporcionou mais uma atração para o público. A não esquecer.

segunda-feira, 2 de dezembro de 2013

PT ESTORIL HISTORIC FESTIVAL 2005
GP HISTÓRICOS DO PORTO 2005 E 2007
UMA SELEÇÃO DE FOTOS DE PERDER O FÔLEGO.

Não deu mesmo para terminar o texto da história com todos os pormenores. Vou tentar para amanhã. Entretanto, aqui fica uma coleção de 811 imagens (fotos, logótipos, mapas e desenhos) selecionadas entre mais de 5.000, para ir aguçando o vosso apetite.

São três pastas na página HISTORIC FESTIVALS, em cima, à direita. É só clicar, primeiro em Historic Festivals, e, depois, no nome de cada um dos três eventos, para abrir a pasta das imagens.
Divirtam-se, e … até amanhã.
Claro que irei fazer as legendas de todas as fotos e convido-vos para, entretanto, me informarem se falta alguma foto vossa em pista, para eu procurar e incluir numa seleção mais vasta. Todas as categorias que correram nestes eventos estão contempladas nesta seleção.
A grande maioria destas fotos é de autoria de Francisco Romeiras, havendo também, muitas de Kevin Knight, Edgar Alves, Jim Houlgrave, e de alguns outros amigos amadores. Todas as legendas terão o respetivo crédito fotográfico.